SAN DEMETRIO di TESSALONICA MEGALOMARTIRE

LA STORIA

L'identita' di questo Santo solleva molti problemi che non sono ancora stati risolti. Un autore ha perfino pensato che si potrebbe vedere in lui un eroe cristiano che prese il posto di Cabiro, dio locale (Lucius, Anfflnge des HelligenkuIts, p. 222). La tradizione vuole che egli abbia subito il martirio a Tessalonica, sua patria, sotto Massimiano, nel 306, e lo presenta come un soldato: due dati che non si possono accettare se si studiano bene i testi che lo concernono.
Il de Bue (Buaeus), bollandista, ha classificato i monumenti letterari relativi al suo culto (
Acta SS. Octobri's, IV, Bruxelles 1780, pp. 50 209; PG, CXVI, coll. 1081 1425) e distingue tre leggende successive.

La prima e'conservata in un testo di Fozio (Bibliotheca, cod. 255; PG, CIV, coll. 104 105), nella traduzione di esso fatta da Anastasio il Bibliotecario (Acta SS. Octobris, citt., pp. 8789; PG, CXVI, coll. 1167 72) e in una passio greca edita dal Delchaye (Les 1égendes grecques des Saints militaires, Parigi 1909, pp. 259 63). Il testo di Fozio ci da' l'essenziale. La seconda leggenda contenuta nel cod. Vati'cano 821, riporta un racconto piu' coerente con dei dettagli nuovi: il santo appartiene a una famiglia consolare, ottiene un grado nell'esercito e adempie funzioni pubbliche. Una notizia in particolare deve essere ricordata perche' ci puo' mettere sulla via di una soluzione plausibile: Leonzio, guarito sulla tomba del santo da una malattia incurabile, vi costrui' sopra una basilica. Nominato prefetto dell'Illirico, egli si reco' a Sirmio, portando con se' la clamide e un'altra reliquia di Demetrio, e costrui' nella citta' una bella chiesa, dove le depose (Acta SS. Octobri citt.' pp. 90 95; PG, CXVI, coll. 1173 - 84).

La terza leggenda fa parte del Minologio del Metafraste (Acta SS. Octobri citt.' pp. 96 103; PG, coll. 1185 - 1201), e non da' che amplificazioni, famigliari ai biografil primo racconto riguardante Demetrio non e' che del sec. IX e sembra la fonte di tutti gli altri; ci e' pervenuto da Fozio che ha ricapitolato una leggenda piu' antica, perduta: eccone i particolari.

A imitazione degli Apostoli, Demetrio percorreva il mondo per diffondere il Vangelo e si fisso' a Tessalonica dove il suo apostolato incontro' molto successo, ma fu arrestato. L'imperatore Massimiano, che risiedeva allora nella citta', mentre si recava a un combattimento di gladiatori incontro' il martire incatenato e lo fece chiudere in un sotterraneo fra lo stadio e le terme. Un giovane plebeo, Nestore, si era offerto di affrontare un lottatore famoso, Lieo, amico dell'imperatore. Preso da pieta' per questo temerario, Massimiano gli aveva promesso una grossa somma se avesse accettato il combattimento, avvertendolo pero' che esso avrebbe potuto avere per lui un esito fatale. Nestore rispose che non cercava il danaro, ma la gloria del trionfo: al primo assalto uccise Lieo. Pieno di collera, Massimiano rientro' nel suo palazzo, quando per strada gli venne ricordato Demetrio, dimenticato per un istante.
L'imperatore lo fece trafiggere con colpi di lancia dai soldati che scortavano il prigioniero. Durante la notte pii cristiani presero il corpo e lo seppellirono tra le rovine, dove era stato messo a morte. Leonzio, che fu prefetto dell'Illirico, ripuli' il luogo dove era il corpo e vi costrui' sopra " una chiesa magnifica, che e' un monumento propiziatorio e un rifugio, non solo per Tessalonica, ma anche per tutte le regioni vicine " (PG, CIV, coll. 104 05). La seconda leggenda fa di Nestore un amico di Demetrio, le cui preghiere gli assicurano il trionfo, divenendo cosi' causa della sua morte, e fa nominare Leonzio a Sirmio, fatto che permette una soluzione al problema del luogo del martirio. Gli antichi martirologi non indicano alcun s. Demetrio a Tessalonica, all'opposto, essi annunziano un s. Demetrio a Sirmio il 9 apr.: A Sirmio Demetrio, dice il Martirologio Siriaco del IV sec. (Mariani, BS, p. 34); in Sirmio Demetrii diaconi, secondo i tre principali manoscritti del Martirologio Geronimiano (p. 41). Il compendio siriavo e' anteriore alla costruzione della basilica di Leonzio a Tessalonica (cod. Theodos., VII, 4, 32; XII, 1, 177).

 

IL CULTO

Il culto di Demetrio di Sirmio e' dunque piu' antico di quello di Tessalonica ed e' verosimile che si espandesse fuori del paese e che Leonzio inviasse nella capitale della Macedonia una reliquia che fu collocata in una basilica la cui gloria eclisso' quella di Sirmio. Quando quest'ultima citt? fu distrutta da Attila nel 441, Tessalonica divenne naturalmente il centro di questo culto. Se Demetrio avesse subito il martirio a Tessalonica, non si spieghe­rebbe perchè la basilica fosse stata innalzata in piena citta', sopra l'area che la tradizione designava come quella della sua morte; l'uso costante era, infatti, di costruire i martyria fuori dei luoghi abitati E certo del resto che il corpo del santo non si trovava a Tessalonica; infatti l'arcivescovo di questa città, Giovanni, che scriveva verso il 610-20 il primo libro dei Miracula s. Demetrii, si dimostra incapace di dire cio' che si venerava come reliquia. Parlando del ciborium, che era nella cripta della chiesa e che si diceva contenesse il corpo, egli aggiunge:

« Dove si dice che si trovi la reliquia » (PG, CXVI, col. 1217). In altro punto egli afferma che s. Matrona e' la sola tra i martiri della città di cui si conoscano con certezza le reliquie. Nella basilica si e' scoperto sol­tanto un pezzo di stoffa imbevuta di sangue, ma senza alcuna prova che essa sia appartenuta a Demetrio. Si sa inoltre che altre chiese urbane non avevano che reliquie fittizie del santo cui erano state consacrate. C'e' pure da notare che gli imperatori Giustiniano e Maurizio cercarono invano di ottenere una parte delle reliquie di Demetrio per arricchirne la capitale. Al primo si rispose che gli operai che dovevano aprire la tomba erano stati respinti da una forza soprannaturale: cosi non gli fu inviata che la polvere profumata raccolta presso il monumento. Maurizio non fu piu' fortunato. Il vescovo Eusebio gli rispose che nessuno sapeva dove si trovassero i corpi dei martiri perchè si era dovuto seppellirli di nascosto: avrebbero potuto dirlo solo coloro che avevano preso parte a queste sepolture (PG, CXVI, coll. 1240-41).

Malgrado tutto, la leggenda si sviluppo' e valse a Demetrio una fama considerevole che ha l'uguale solo in quella di s. Nicola di Mira. Il suo culto si diffuse infatti in Oriente, ma soprattutto nei paesi greci e presso gli Slavi dei Balcani, fra i quali pero' agli inizi era onorato, probabilmente, il santo di Sirmio. Sulle rovine di Sirmio fu costruita una città chiamata oggi Mitrovitsa (
per Dimitrovitsa). Le richieste di Giustiniano e di Maurizio mostrano che questo culto era già celebrato nel sec. VI. Mai fu naturalmente a Tessalonica che esso raggiunse tutta la sua ampiezza; Demetrio, il « grande martire », fu proclamato protettore e difensore della città. I Miracula indicano molti interventi da parte sua contro gli attacchi degli Avari e degli Slavi a partire dalla fine del sec. VI e fu probabilmente cio' che lo fece rappresentare come soldato. Le sue imprese furono dipinte sul muro della basilica che guardava lo stadio.

Gli autori di sermoni del sec. XIV danno, senza dubbio inconsciamente, un carattere pagano a questo culto con i loro epiteti iperbolici (O. Tafrali, Thessalonique au XIVe siecle, Parigi 1913, pp. 133-35). Le cose andarono talvolta cosµ lontano che un documento patriarcale non esita, verso il 1320, a dire che i Tessalonicesi veneravano piu' Demetrio che Gesu' Cristo stesso (MikIosich-Miiller, Acta et diplomata graeca medii aevi, 1, p. 175). Fu localizzato non solo il punto del suo supplizio, ma anche dove egli istruiva i fedeli e dove fu arrestato. Dal monumento che si considerava come la sua tomba stillava, almeno dal sec. IX, un olio profumato, il myron, creduto miracoloso come stillante dal corpo del santo, cio' che fece dare a costui il soprannome di Miroblita (che lascia colare l'olio profumato). E' stato trovato nella cripta il luogo di dove sgorgava e il si­tema di canalizzazione che lo conduceva nel luogo voluto. Eustasio di Tessalonica (1175-94) dice che anche l'anello del santo produceva dei miracoli (Tafei, Eustathii Thessalonicensis opuscula, pp. 178-79).


A Tessalonica la festa (26 ott.) si celebrava naturalmente col piu' grande splendore. Nel sec. XIV essa era preparata con una quaresima: cerimonie in onore del santo avevano luogo nelle chiese; il 25 ott. una processione rifaceva il percorso che egli avrebbe seguito durante il suo martirio. La festa propriamente detta durava tre giorni, mobilitava tutte le autorità della città e faceva accorrere numerosi pellegrini. Il 3 nov., un'ultima cerimonia chiudeva le manifestazioni. Nello stesso tempo si teneva una celebre fiera che durava una quindicina di giorni a partire dal 20 ott.; essa attirava folle enormi venute da paesi diversi e i contratti erano numerosi: si conosce specialmente da uno scritto anonimo del sec. XI, il Timarion, che ne dà un quadro colorito (
ed. Haase, Parigi 1813, pp. 47-50). Ogni settimana, in tre giorni diversi, si commemorava ancora il santo . Durante l'occupazione veneta (1423-30), le autorità distribuivano al popolo, per la festa, duecento monete in tempo di pace e cento in tempo di guerra (C.D. Mertzios, 1947, pp. 57-58). Un po' d'ovunque si elevarono chiese in onore di Demetrio. All'epoca bizantina, Costantinopoli contava, sotto il suo nome, nove chiese e un monastero che ebbe qualche celebrità. La piu' antica chiesa e' probabilmente quella del Deutèron, che Basilio il Macedone (867-86) dovette ricostruire. In essa veniva celebrata la festa ufficiale (R. Janin, Constantinople: glises et monaste'res, Parigi 1953, pp. 93-99). Il monastero del Pantocr?tor si gloriava di possedere il velo che avrebbe ricoperto la tomba di Tessalonica e che vi era stato portato sotto Manuele Conineno (1143­-80) .

Si ha il testo di una ventina di panegirici in onore di Demetrio. La maggior parte furono naturalmente pronunziati a Tessalonica in occasione della festa. Molti autori sono vescovi della città; gli altri, in gran parte, ne erano originari. I primi sono: Gioà­vanni (
inizio del VII sec.), Fotino (VII sec.), Giuseppe l'Innografo (807-15), Eustasio (1174-95), Gregorio Palamas (1347-60), Nicola Cabasilas (1361-63), Isidoro Glabas (1379-90) e Gabriele (1393-1425). Gli altri sono: Leone il Saggio, Neofito il Recluso, Costantino Acropolita, un diacono Gregorio, Demetrio Crisolora, Costantino Harmenopoulos, Teofane Kàrameus, Filoteo, patriarca di Costantinopoli, Simeone, monaco e filosofo, Macario Chourimos, Niceforo Gregoros e Gennadio Scholarios (cf. BHG, 1, pp. 160-62, nn. 534-47).

Se i sinassari bizantini menzionano la memoria di Demetrio al 26 ott. (Synax. Constantinop., coll. 163­-66), il Martirologio Romano ha conservato la data del Martirologio Siriaco, cioe' il 9 apr., benchè con una notizia proveniente da un testo corrotto: « Romae natalis sanctorum Demetrii, Concessi. Hilarii et sociorum » (Comm. Martyr. Rom., p. 131). Una seconda volta all'8 ott. (data di cui non si vede bene l'origine) la stessa fonte commemora, ma a Tessalonica, il martirio di Demetrio (ibid., pp. 441­-42). Il Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34 (Garitte, pp. 367-68) commemora Demetrio. insieme con un altro martire, Foca, il 25 ott.; solo, il giorno seguente.


LA BASILICA.

Secondo la tradizione essa fu costruita da Leonzio nel 413. A causa delle sue grandi dimensioni, il lavoro richiese certamente molto tempo. L'attribuzione a Leonzio non e' sicura. In realtà la data della costruzione e' piu' che dubbia perchè molti particolari dell'architettura e piu' ancora della scultura dimostrano che bisogna abbassarla almeno di un mezzo secolo, se non piu'. Essa subi modifiche nei dettagli durante riparazioni rese necessarie dagli incendi. Fu spogliata dagli Arabi nel 904 (Giovanni Caminiate's, De excidio Thessalonicensi, in PG, CIX, coll. 681-85), dai Normanni nel 1185 (Eustasio di Tessalonica, De Thessalonicensi urbe a Latinis capta, in PG, CXXVI, coll. 93-116) e in ultimo dai Turchi nel 1430 (Ducas, Hist., in PG, CLVI, col 989). Durante il regno latino di Tessalonica (1206-24), essa fu donata ai canonici del Santo Sepolcro (R. Janin, L'Eglise latine Thessalonique de 1204 la conquiste turque, in Revue des Etudes byzan­tines, XVI, Parigi [1958], pp. 212-14). I Turchi ne fecero una moschea sotto Bajazet (1481-1512) e la chiamarono Kassimi Giami (Kassirn e' il nome che i Turchi danno a Demetrio). Essi si contentarono di mascherare le rappresentazioni umane e non fecero subire all'edificio modifiche importanti. La loro occupazione cesso' con l'entrata delle truppe greche durante la prima guerra balcanica (27 ott. 1912). La basilica fu allora resa al culto cristiano, ma fu in gran parte distrutta dall'incedio del 18 ag. 1917, che fece scomparire la decorazione in marmo di differenti colori e numerosi mosaici ed affreschi. Per fortuna le foto e i disegni eseguiti prima dell'incendio hanno permesso di conservare il ricordo delle scene distrutte.


La riparazione non fu terminata che l'anno 1949 . Il monumento e' una basilica di tipo ellenistico a cinque navate separate da colonne con un atrio, un nartece e un transetto. Le sue dimensioni sono m. 43,56 in lunghezza su 33 in larghezza. Le navi laterali sono sormontate da tribune ornate di colonnette. A m. 15 dall'entrata, alla sinistra della navata centrale, si ergeva il ciborio esagonale che passava per la tomba del santo. Non restano piu' che sette mosaici, alcuni affreschi distrutti dall'incendio.


SAN DEMETRIO DI TESSALONICA

III sec. - martire - festa 26 ottobre

Sul santo e' pervenuto un dossier biografico dei piu' ricchi, in ragione della fortuna e della diffusione straordinarie del suo culto, secondo solo fra le devozioni ai martiri cosiddetti militari d'Oriente - a quello rivolto a san Giorgio. Il dossier si compone di testi eterogenei per genere letterario, epoca e destinazione, da una serie di passiones alle raccolte dei miracoli, ai panegirici pronunciati nel corso dei secoli dai vescovi di Tessalonica, centro principale del culto (cfr. BHG 496-547).

La passio prima, pervenuta in diverse versioni, racconta che a Tessalonica, durante la persecuzione di Massimiano, tra i cristiani arrestati si trovava Demetrio, predicatore della fede cristiana. Costui viene mostrato in catene all'imperatore diretto allo stadio per assistere a un combattimento gladiatorio, e rinchiuso per suo ordine nelle vicine terme. Nello stadio un lottatore di gran fama, favorito imperiale, e' affrontato dal giovane Nestore, che rifiuta il denaro offertogli da Massimiano perch? rinunci a uno scontro che gli sarebbe fatale: Nestore colpisce a morte il gladiatore, e l'imperatore si allontana incollerito; ma, quando gli viene detto che erano state le preghiere di Demetrio ad armare il vincitore, ordina che egli venga ucciso a colpi di lancia nel luogo stesso dove si trovava prigioniero. Qui il suo corpo viene seppellito sotto uno strato sottile di terra da alcuni compagni di fede e a lungo dimenticato: ma i miracoli di guarigione che avvengono nel sito rivelano la potenza del martire, sµ che il prefetto dell'Illirico Leonzio fa ripulire l'area e vi fa edificare una splendida chiesa. Il racconto mostra come l'agiografo non disponesse di alcuna informazione su Demetrio, ma ricostruisse la narrazione a partire dal luogo in cui si trovava la basilica intitolata al santo, tra le terme e lo stadio (e pertanto in un'area urbana inconsueta per un martyrion), e tendesse ad accreditarvi la presenza delle reliquie.


La passio altera, pervenuta in un gran numero di manoscritti, aggiunge al primo racconto particolari e circostanze diverse: Demetrio proviene da una famiglia di rango senatorio e percorre una brillante carriera nell'arriministrazione imperiale; predica il vangelo nel portico occidentale del Foro di Tessalonica e raduna i discepoli in una sala sotterranea delle vicine terme. Uno di costoro, Nestore, chiede a Demetrio di benedirlo in vista della lotta, prega il suo Dio e uccide l'avversario nello stadio; interrogato da Massimiano, attribuisce al Dio di Demetrio la vittoria: e l'imperatore fa allora mettere a morte prima Nestore e poi Demetrio, il cui servo ne raccoglie il sangue che opera ogni sorta di guarigioni. Piu' tardi il prefetto Leonzio, miracolosamente risanato da una grave malattia sul luogo stesso del martirio, vi fa costruire una chiesa; dovendo far ritorno in Illirico, vuole portare con s? una reliquia del santo, ma Demetrio gli appare in sogno e glielo proibisce: Leonzio allora chiude in un cofanetto la clamide imbevuta del sangue del martire (
che compie in viaggio molti miracoli) e la depone a Sirmio nella chiesa che fa edificare in suo onore.

Il racconto pone il problema delle due basiliche di S. Demetrio, a Tessalonica e a Sirmio, e dunque delle origini del culto, nonchè quello della localizzazione delle reliquie: gli antichi martirologi parlano concordemente di un Demetrio martire a Sirmio, e la stessa passio, come anche altre fonti del VI-VII sec., mostra grandi incertezze in merito alla presenza a Tessalonica del corpo del santo e alla natura delle reliquie custodite nella chiesa; neppure gli imperatori Giustiniano e Maurizio, che ne fecero richiesta ai vescovi locali, poterono ottenere risposte soddisfacenti in proposito.


Una terza passio si trova nel Menologio di Metafraste (
BHG 498), e non agiunge alla leggenda se non amplificazioni di genere retorico e devozionale. La fortunata cratterizzazione di Demetrio come santo militare va dunque probabilmente attribuita alla fama dei suoi miracolosi interventi in armi a difesa della citt? di Tessalonica contro gli attachi di Avari e Slavi: le tre racolte di miracoli pervenute (le prime due del sec. VII e la terza molto piu' tarda, del sec. X), i racconti che ne derivano e la luga serie dei panegirici episcopali, distribuiti su un lungo arco cronologico, illlustrano la diffusione e I' evoluzione del culto, e il progressivo precisarsi nella fi gura di Demetrio degli attributi e dei caratteri della santit? militare in ragione delle prodigiose vittorie sui nemici attribuite al suo intervento in favore della citt? minacciata.

La stessa iconografia piu' rappresenta il santo vestito con la clamide, con l'abito cioe' del diacono, mostra l'originaria connotazione dela santità di Demetrio peraltro le indicazioni dei Martirologi Siriaco e il quale solo piu' tardi le vesti e i segnali militari distintivi dello stato militare.

Nel Vi secolo la figura di Demetrio (con la tipica chioma rossa e con la veste diaconale) compare nella celebre processione di martiri in S. Apollinare Nuovo a Ravenna; nel sec. VII la si trova effigiata a Roma negli affreschi della chiesa di S. Maria Antiqua. A cominciare da quella di Anastaziio Bibliotecario (sec. IX) si hanno in Occidente alcune traduzioni latine di passiones e miracula (BHL 25).


I HG 496-547, BHL 2122-2125, BHL Vovum Suppl.; AASS Oct., IV , 50-209, cfr. Anche PG 116, 1081-1425. Tuttora importante H. Delehaye, Les I?gendes grecques de saints militaires, Paris 1909, pp. 103 -109 e 250 - 263; una accurata rassegna della bibliografia su san Demetrio si trova nel lavoro di P. Lemmerle, Les plus anciens recueils des de saint Dimetrius et la pinitration des Slaves dans les Balkans, 2 vv. Paris 1979 - 1981; sulle origini del culto e sul prodelle due basiliche cfr. anche M. Vickers Sirmium or Thessaloniki A CriticalExamination of the St. Demetrius Legend in BZ, 67 (1974), pp. 337-354­
BSS, IV, 556-565; DHGE, XIV, 1493 - 1499.
M. Forlin Patrucco, in Il GRANDE LIBRO DEI SANTI.

Dizionario Enciclopedico.

Volume, San Paolo, 1998. pp. 529 -531.


ICONOGRAFIA.

La Basilica di Tessalonica (od. Salonicco) che subi varie vicende e distruzioni, e' uno dei centri piu' importanti per quel che ri­guarda l'iconografia del santo, in particolare per i mosaici dei secc. VI-1X, alcuni dei quali andarono perduti durante il primo conflitto mondiale.

Particolarmente dimostrative sono queste raffigurazioni, in quanto tramandano l'immagine di Demetrio in bianca veste ornata da una fascia purpurea, e cioe' in aspetto di diacono secondo il Martirologio Siriaco e quello Geronimiano, che, appunto, come tale lo indicano, contrariamente ad altre raffigurazioni, pur nello stesso mondo slavo e greco, che lo presentano in veste di guerriero. L'armatura, la spada, la lancia sono infatti gli attributi piu' fre­quenti nelle icone russe dedicate a Demetrio, in cui tal­volta il santo e' fiancheggiato da s. Giorgio, s. Mer­curio o altri santi soldati ed e' raffigurato spesso nell'atto di atterrare un pagano. Cio' fa sµ che, come nel caso di alcune icone della scuola di Novgorod (sec. XIV), egli sia stato scambiato per lo stesso s. Giorgio. A differenza di questo, tuttavia, Demetrio appare con la chioma recisa e la fronte scoperta. Pure soldato, e con gli attributi militari, Demetrio e' rappresentato nei mosaici del monastero di S. Michele in Kiev (XI sec.) e ancora in una sta­tuetta di steatite del XII sec. custodita nella col­lezione B?hague a Parigi, nonchè in una vetrata del monastero di Strasburgo dove, contrassegnato dal nome, il santo indossa corazza e mantello.

Ancora in aspetto di soldato l'Ortolano (sec. XV) ha dipinto, in un quadro attualmente alla National Gallery di Londra, Demetrio che con la mano sulla spada, sta tra s. Sebastiano e s. Paolo.


Ripetendo invece la tradizione siriaca, gli af­freschi di S. Maria Antiqua di Roma (
sec. VII) ritornano all'immagine di Demetrio in clamide, con croce e corona, cosµ come i mosaici di S. Luca in Focide (sec. XI).

Nel sec. XIV, rimangono a testimonianza della ormai antica venerazione del mondo greco, gli affreschi della Chiesa metropolitana di Mistra, in Morea, che raffigurano il martirio e la sepoltura del santo; gli affreschi del convento di Chilandari sul Monte Athos pure recanti scene della vita e ancora gli affreschi del Duomo di Detchani in Serbia, che rappresentano Demetrio in atto di costruire una torre della cittadella di Tessalonica.

BIBLIOGRAFIA: Kenstle, p. 179; N. P. Kondakov, The Russian Icon, Oxford 1927, pp. 65-98; Brarm, pp. 182-83; P. Le­merle, Saint D. de Thessalonique et les proble'nies du .Martyrµon et du transept, in Bull. de Correspondance hellenique, LXXVII (1953), pp. 661-673; R?au, III, p, 372.

Maria Chiara Cellettii.


DAL: BIBLIOTHECA SACTORUM

INSTITUTO GIOVANNI XXIII della Pontificia Universiti Lateranense.

Vol. IV, coll. 556 -565.